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Analytics & Dati 12 maggio 2026 · 5 min di lettura

Come leggere il ROAS senza impazzire: guida pratica per e-commerce

Il ROAS non è tutto. Scopri come interpretare il ritorno sulla spesa pubblicitaria considerando margini, costo di acquisizione e ROAS di break-even.


Il ROAS è una delle metriche più citate — e più fraintese — dell’e-commerce. Molti merchant lo guardano come se fosse l’unico indicatore che conta, prendendo decisioni sbagliate. Vediamo come leggerlo davvero.

Cos’è il ROAS

ROAS sta per Return On Ad Spend: il ritorno sulla spesa pubblicitaria. Si calcola così:

ROAS = Ricavi generati dalle campagne ÷ Spesa pubblicitaria

Un ROAS di 4 significa che per ogni euro investito in advertising ne hai incassati 4. Sembra ottimo. Ma “incassato” non vuol dire “guadagnato”.

L’errore più comune: confondere ricavi e profitto

Un ROAS di 4 non dice nulla sulla redditività finché non consideri i margini.

Esempio: vendi un prodotto a 100 € con un margine lordo del 25% (25 € di margine). Con un ROAS di 4 hai speso 25 € di adv per generare 100 € di ricavo. Risultato? Margine zero. Hai lavorato per pareggiare.

Per questo esiste il concetto di ROAS di break-even: il ROAS minimo sotto il quale stai perdendo soldi. Si calcola come:

ROAS break-even = 1 ÷ margine percentuale

Con un margine del 25%, il break-even è 4. Quindi quel ROAS di 4 che sembrava buono è in realtà il punto di pareggio.

Le metriche che vanno lette insieme al ROAS

Il ROAS da solo è cieco. Per decidere serve guardarlo accanto ad altri numeri:

  • Margine di contribuzione: quanto resta dopo costo del prodotto e costi variabili.
  • CAC (Costo di Acquisizione Cliente): quanto spendi per acquisire un nuovo cliente.
  • LTV (Lifetime Value): quanto vale un cliente nel tempo. Un ROAS basso sul primo ordine può essere ottimo se il cliente torna a comprare.
  • Quota di nuovi vs ricorrenti: campagne che portano molti clienti di ritorno “gonfiano” il ROAS senza generare crescita reale.

ROAS per canale, non aggregato

Un ROAS medio aggregato nasconde le differenze. Le campagne di remarketing hanno quasi sempre un ROAS altissimo, perché intercettano persone già pronte a comprare. Le campagne di acquisizione hanno un ROAS più basso, ma sono quelle che fanno crescere il business.

Confrontare i due con lo stesso metro porta a tagliare proprio le campagne che alimentano la crescita. Leggi sempre il ROAS separato per canale e per obiettivo.

Come tenerlo sotto controllo senza impazzire

Saltare ogni giorno tra Google Ads, Meta Ads e il back-office per ricostruire il quadro è esattamente ciò che fa “impazzire”. La soluzione è avere ROAS, spesa e ricavi di tutti i canali nello stesso schermo, confrontabili a colpo d’occhio.

Con NothingSell puoi anche chiedere direttamente all’AI — grazie all’MCP per PrestaShop — domande come “Quali campagne hanno un ROAS sotto il break-even questa settimana?” e ottenere la risposta sui tuoi dati reali.

In sintesi

Il ROAS è uno strumento utile solo se letto nel contesto: margini, CAC, LTV e separazione per canale. Da solo, può portarti a decisioni che sembrano giuste ma erodono il profitto.

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